mercoledì 13 luglio 2011

Parole. Croce e delizia.

Ho sempre avuto un rapporto burrascoso con le parole.
Naturalmente, io parlo pochissimo, quasi niente. Quando in casa si alza la voce, io non alzo la mia: semplicemente mi alzo e vado a piangere da qualche altra parte. Non amo discutere, non amo sentirmi discutere e sono fermamente convinta di una cosa: che se anche mi fermassi, se esponessi le mie ragioni, a voce alta o bassa che sia, nessuno mi capirebbe. Non perché sia circondata da persone ottuse, tutt’altro: il fatto è che sono circondata da persone che vogliono vedermi felice. Questa cosa della felicità è per loro essenziale quanto il fatto che io mangi, dorma e non mi prenda malattie veneree. Se sono triste, è scontato che loro mi impongano di essere felice, di fare qualcosa per essere felice. Ma io preferisco essere triste. Fa parte di me. È una cosa senza la quale io non sarei più io. Io non desidero essere felice. Certo, ci sono momenti in cui sento il peso di tutto e allora vorrei qualche ora di svago o di tenerezza o di coccole, vorrei che qualcuno mi carezzasse dicendo, ti capisco. Ma sono stufa, molto stufa, che la gente mi dica, fai qualcosa per essere felice. È una mia scelta non un accidente.
Ma questo non c’entra con il fatto delle parole. La storia delle parole è un’altra.
Si diceva che io non parlo molto. Proprio per questo, quando parlo, attribuisco un peso speciale alle parole. Le parole sono per me la cosa più sacra e importante che esista. Capita che io formuli una frase in testa per giorni prima di trovare il coraggio di pronunciarla. Capita che io la formuli per giorni e non la pronunci. Capita che scambi una parola per un fatto ed è a questo punto che avvengono le cose più gravi.
Ho capito, col tempo, che le persone non danno tanta importanza alle parole quanta gliene do io. Per loro il fatto di parlare o di non parlare è tutto sommato indifferente. Quando parlano essi lo fanno con naturalezza, senza sforzo, senza problemi, senza scegliere. Io scelgo di parlare e scelgo a chi parlare, e questo è il problema.
Il problema è che tendo ad attribuire un valore estremamente importante alle persone che parlano con me. Se una persona parla con me, io penso di essere importante per lei quanto lei lo è per me. Ma non è sempre così, vedete, perché ognuno ragiona in modo differente. Magari parlano con me per noia o perché non c’è nessun altro con cui possano farlo o perché vogliono qualcosa da me. Magari parlando non sviluppano per me alcun tipo di attaccamento. Io sì, ed è per questo che rovino spesso molte cose.
L’anno scorso, ad esempio, quando scrissi quella ridicola lettera d’amore. Dovevo aspettarmi che non sarebbe stata capita, che sarebbe parsa come un fulmine a ciel sereno, assolutamente non plausibile, quasi una presa in giro. Ed io non biasimo che non sia andata a segno. Me lo aspettavo, forse lo desideravo, forse volevo solo divertirmi un po’. Ma non è questo il punto: il punto è che mi ha fatto capire che io corro troppo con le cose e corro proprio perché le parole per me sono come azioni, come un bacio, un abbraccio, un’uscita insieme.
Essere così precipitosa e stramba mi ha reso in un certo senso più cauta. Non riesco ad allacciare rapporti di cortesia, non riesco a rivolgere la parola senza aver nulla da dire: quando parlo ad una persona, ora, è perché so che la voglio all’interno del mio cerchio magico, il cerchio in cui posso essere capita e voglio farmi capire.
Ma questo non si può spiegare alle persone. Se rivolgo loro la parola, posso solo sperare che capiscano che per me sono importanti, ma non posso imporre loro di pensare questo. Sono abituata ad aspettare, ad osservare e a rimanere delusa. Non aggiunge e non toglie nulla alla mia infelicità di sempre. Ma forse in quell’ora in cui vorrei sorridere, in quell’ora in cui invocherò leggerezza, mi avrebbe fatto piacere avere accanto una persona con cui parlare.

3 commenti:

  1. Non ho parole. Eccezionale.

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  2. Quoto la Monia. Eccezionale veramente. Per dare più 'importanza' alle nostre discussioni - da manicomio - si potrebbe usare skype :)

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  3. Non è la Monia, è Maria XD
    Per Skype provo a scaricarlo su questo PC. Lo ho solo sul mio.

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