Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post

mercoledì 11 marzo 2015

XI.


Trafitti al cielo smaltato d’azzurro
in cima al colle spazzato dal vento
sediamo sotto la bella cupola
del santuario di San Luca, a cui cieli
come questo hanno portato stormi
di pellegrini. Per la stessa strada
loro siamo ascesi a questo prato,
con la stessa devozione, ammirati
(anche se loro credono al creatore
del cielo; noi – che si sia creato da sé).
Ma per noialtri la grazia ha un prezzo,
un pensiero cadente dalla volta
del cielo, il pensiero che siamo sotto
il cielo una volta e una volta sola.
Il nostro amore non avrà sette vite
da spendere in corpi simili a questi
sotto cieli immensi simili a questo.
Non c’è reincarnazione per chi crede
né per noi: non siamo meno effimeri
di una candela. Non abbiamo visto
arsa la biblioteca di Alessandria
e non faremo i viaggi interstellari
benché l’idea ci piaccia, e ne ridiamo
e ne piangiamo, passami un fazzoletto,
festeggiamo il nostro amore mortale. 

Di Chiara Pagliochini

giovedì 5 marzo 2015

X.


Se potessi anche stasera sentire
le cicale entrare dalla finestra
come quand’ero bambina e nelle sere
d’estate tu raccontavi le storie
della tua vita spesa tutta a crescer
figli, i tuoi, due, quelli degli altri, noi
(e ognuno aggiunge un fregio alle tue storie)…
Se potessi, io non vivrei oltre quei giorni
gli unici veri che il mio cuore visse.
L’età mi ha strappato le cicale
dal cuore, ma non c’è riuscita con te.

Di Chiara Pagliochini 

domenica 26 ottobre 2014

VII.


Questo mattino
non risorgerà dalle sue ceneri
ora che il treno sfila via
come un nastro riavvolto.
Tanti bassi mattini
maligni mi hanno fissata
da finestrini come questo.
Il nostro amore pendolare
è sempre ospite di sedili scomodi.
Lasciarti la mano
quasi sul predellino
oltre la linea gialla
occhi elemosinanti
un ultimo abbraccio –
nessuna guerra
come la vita
divide due che si amano.
Abbiamo cuori vecchi
affamati di stanziamento
pure solo nel movimento
siamo.
È la nostra condanna
per aver voluto
                          troppa felicità. 


Di Chiara Pagliochini

lunedì 10 febbraio 2014

I.


Era un paesaggio diverso
deserto chiaro di dune morbide
zucchero-dolci.
Di quel deserto ero regina
lui re
aste che puntellano un tendone da circo
vuoto.
Per ripararci dalla pioggia
avevamo fatto tutto arido.

Lui sbrogliava le mie giungle
sagomandole in prati inglesi.
Io tendevo alla foresta:
mi riduceva ad aiuola.
Curva
amavo la linea diritta del suo pensiero.

Poi
un giorno
mi sono lasciata andare
alla pluvialità.
Ho pianto sulla sua spalla
sul sedile della sua macchina.
Carezzandomi diceva
che poteva darmi ancora
una spuntatina.
Baciandomi i capelli diceva
non annaffiarla troppo
non crescere mangrovia
non ti espandere
radice pestilenza.
Io credevo
lo faceva per mio bene
per l’ordine del suo pensiero
che era bene.
Lui credeva
negli amori da giardino
addomesticati, docili.

Ma quando alzai lo sguardo
e vidi
la cesoia nei suoi occhi
ma quando alzai lo sguardo
e vidi
il deserto che eravamo
per la prima volta ebbi paura
di prosciugarmi.
Non lo vidi più.

È un paesaggio diverso
adesso
un rigoglio di scimmie urlanti.

Lui dissipava la densità della materia
forse per non farmi udire queste urla.




Di Chiara Pagliochini